Giustizia e Diritti dal Pianeta Scuola

È circostanza ormai, tristemente nota, che molti docenti, trasferiti fuori regione, per adire l’Autorità Giudiziaria, sono costretti a rivolgersi ai Tribunali competenti del luogo della sede assegnata con la mobilità con aggravio dei costi, per la difesa e l’assistenza tecnica.

Questo perché l’art. 413 comma 5 cpc testualmente recita “competente per territorio per le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è il giudice nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale il dipendente è addetto o era addetto al momento della cessazione del rapporto”.

A tale proposito la giurisprudenza della Suprema Corte ha più volte sottolineato come tale regola processuale sia coerente con la “specificità” dei rapporti d’impiego regolati dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 40, osservando come, pure a seguito del processo di assimilazione dell’impiego pubblico a quello privato, permangano nondimeno rilevanti differenze per ciò che concerne la qualità del soggetto datore di lavoro e le peculiarità delle sue strutture organizzative, da ciò derivando la specificità del foro speciale esclusivo previsto dal comma 5 della disposizione in parola rispetto a quelli alternativamente concorrenti tra loro, indicati nei commi 2 e 3 dello stesso articolo, per individuare il giudice territorialmente competente a decidere controversie individuali di lavoro subordinato.

Ciò detto, è di lapalissiana evidenza che nelle cause in cui sia parte una pubblica amministrazione la competenza per territorio risulti essere inderogabile.

Sul punto la normativa è chiara e non genera alcun dubbio interpretativo!

La difficoltà interpretativa nasce, invece, in merito al 5 comma dell’art.413 c.p.c. a proposito dell’espressione “addetto” che potrebbe tanto significare la sede stabile di servizio ma anche sottintendere la sede di effettivo servizio se pur temporanea

A titolo esemplificativo, un docente di ruolo a Milano che si trova in assegnazione provvisoria a Palermo, se volesse impugnare il trasferimento quale Giudice dovrà adire il Giudice di Milano o quello di Palermo?

Ebbene su questa questione, anche in seno alla Suprema Corte di Cassazione, non c’è un’unanimità di vedute e, pertanto, a seconda dell’adesione ai diversi orientamenti espressi dalla Cassazione, si sono, formate pronunce dei giudici di merito di segno diametralmente opposto: alcune di corretto radicamento della competenza altre, invece, di incompetenza territoriale.

Da una lato infatti vi è un orientamento, prevalente, secondo il quale il foro competente sarebbe quello del luogo ove ha sede l’ufficio al quale il ricorrente risulta stabilmente e organicamente assegnato, a nulla rilevando la circostanza che il lavoratore, dipendente pubblico, si trovi a rendere la prestazione presso un ufficio diverso da quello di appartenenza, in base ad un provvedimento temporaneo di assegnazione nell’ambito di un rapporto di comando o distacco, che non implica la cesura del rapporto di impiego con l’amministrazione di appartenenza, trattandosi pur sempre di utilizzazione temporanea, irrilevante per gli effetti di cui all’art. 413, quinto comma, cod. proc. civ. (cfr. Cass. 28519/11; Cass. 20724/12; Cass. 22386/13; Cass. 25930/13; Cass. 4946/14; Cass.25238/14; Cass.24828/15).

Sulla base, invece, di un diverso criterio espresso dalla Corte di legittimità, il giudice competente dev’essere individuato in relazione al luogo in cui si trova l’azienda o la dipendenza dove il lavoratore presta servizio, intendendosi per tale la sede di effettivo servizio e non la sede in cui viene effettuata la gestione amministrativa del rapporto secondo le regole interne delle singole amministrazioni (Cass. 21562/2007; Cass. 10449/2015; Cass. 11762/2016).

Si è poi sviluppato un più recente orientamento che è in linea con il principio generale espresso dall’art.5 c.p.c. secondo cui “la competenza si determina con riguardo (..) allo stato di fatto esistente al momento di proposizione della domanda”.

Ebbene, quest’ulteriore interpretazione della Suprema Corte fa riferimento al luogo in cui il docente, al momento della introduzione della lite, presta in concreto la propria attività lavorativa, che nella fattispecie in esame corrisponde a quello dell’assegnazione provvisoria.

Ne deriva, pertanto, che “l’ufficio al quale il dipendente è addetto” sia quello di effettivo svolgimento della prestazione lavorativa e non anche l’ufficio di formale assegnazione del dipendente (si veda, in proposito, Cass. 21690/2011).

Quest’ultimo orientamento è, peraltro, in armonia con la ratio dell’art. 413, comma 5, c.p.c. che mira a favorire il lavoratore garantendogli “il minor disagio possibile nell’esercizio dei diritti in sede giudiziaria” (in questi termini Cass. 15344/2004) anche al fine di rendere più agevole e l’attività istruttoria per reperire gli elementi probatori necessari al giudizio (in tal senso Cass. 3111/2012).

A quest’ultimo orientamento aderisce tra l’altro una recentissima ordinanza n.1124 del 07.07.17 del Tribunale di Cremona

L’ordinanza in esame, evidenzia “l’irrilevanza della giurisprudenza invocata (Cass.20724/12) …omissis… in quanto relativa alla diversa fattispecie del distacco di un dipendente presso “altro datore di lavoro” mentre nel caso di specie l’assegnazione provvisoria è avvenuta presso altro ufficio del medesimo datore di lavoro ed offre argomentazioni salienti aderenti alla più recente giurisprudenza di legittimità in materia di competenza per territorio.

 Avv. Stefania Isola

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