Assente ingiustificato / UILDM – Sapere è potere

 

Paola frequenta il terzo anno di lettere classiche all’Università di Catania e della Scuola Superiore di Catania. Si muove in carrozzina e incontra non poche difficoltà.

Qual è la prima difficoltà che ci vuoi segnalare?

La prima difficoltà che riscontro è, come spesso accade, mentale: non c’è cura del disagio di chi è su una sedia, tanto meno per chi non ha alcuna autonomia. Gli spazi, i luoghi non sono visti con gli occhi di chi vive su 4 ruote. Infatti pochissimi colleghi su carrozzina frequentano le lezioni. La mia facoltà si appoggia a una struttura molto antica, il monastero dei frati benedettini, quindi è svantaggiata di per sé. Tuttavia sono stati effettuati molti interventi per migliorare la struttura ed è riuscito davvero un buon risultato, che non deturpa in nulla la storicità del luogo. Ora basterebbe aggiungere altri piccoli accorgimenti come pedane per alcune aule in seminterrato con un gradino d’ingresso, una scelta diversa dell’utilizzo degli spazi, l’accesso semplice alle seconde entrate o percorsi facilitati. Ora devo ricorrere al custode per aprire le porte.

Quindi i locali ora sono per lo più accessibili?

Non tutti. Nell’anno accademico 2011-2012 non ho potuto seguire le lezioni di lingua tedesca, di letteratura italiana moderna e contemporanea, di letteratura italiana moderna per l’inaccessibilità delle aule. Così nel semestre precedente Storia della filosofia antica, adesso Filologia della letteratura italiana. Per la lingua tedesca ho dovuto attrezzarmi con lezioni private perché non avevo nessun rudimento. Grande dolore è stato per me non poter seguire le materie di letteratura e filosofia, che amo tanto. Devo anzi ringraziare molto la professoressa Rotondo, referente per la disabilità, che nel possibile mi aiuta a risolvere i problemi maggiori. In tre anni ho avuto un solo tutor di lettere classiche per soli tre mesi.

I servizi dedicati come funzionano?

La non cura si esplica soprattutto nell’organizzazione dei servizi per disabili: tempi biblici caratterizzano l’attivazione dei servizi di trasporto e tutoraggio, attivi sempre dopo l’inizio delle lezioni; i tutor non sono assegnati in base a competenze specifiche e necessità, generando grande disagio e senso di inadeguatezza da ambo le parti. L’aiuto che forniscono è molto carente. Il trasporto è offerto per un massimo di mai più di 50 tratte l’anno, 100 andata e ritorno, un conteggio totalmente insufficiente.

Come si chiama e come funziona l’ufficio che eroga servizi agli studenti con disabilità?

Il CInAP (Centro per l’Integrazione Attiva e Partecipata) organizza tutti i servizi per gli studenti universitari con disabilità. Ha anche uno sportello di ascolto, offre servizio di supporto psicologico e porta avanti numerose iniziative. Nei fatti ho sopra detto la mia esperienza.

Prima del percorso universitario avevi già incontrato barriere, fisiche e non, in ambito scolastico?

Molto spesso. Ho sempre dovuto combattere per l’accessibilità. Alle scuole elementari e medie per far costruire degli scivoli in cemento e per mettere a norma le uscite di sicurezza. Particolarmente grave è stato l’accaduto del 2001, quando un terremoto di importante magnitudo ha reso necessario il rapido abbandono della scuola e io sono stata costretta a uscire dalla porta più lontana perché quella frontale alla mia aula era impraticabile. Alle superiori la guerra è continuata per ottenere le ore del sostegno e per l’assistenza. Molto spesso – volendo concludere – cinema, bar, ristoranti, mostre ecc. mi hanno visto rimanere fuori dalla porta.

Cosa rappresenta l’istruzione per te?

Il mio professore del liceo diceva che sapere è potere (nel senso servile del termine). Io voglio fare della mia vita Bellezza e portarla al mondo, lo studio è la mia possibilità. Quella che io conosco.

Cosa ti piacerebbe fare una volta laureata? quali sono i tuoi interessi?

Vorrei fare la ricercatrice in ambito letterario, ma non mi precludo niente. Amo la poesia, leggerne e scriverne, la filosofia, la letteratura, la cultura classica, la tragedia classica, l’arte in generale, la contemporanea in particolare, il teatro, la musica, la composizione, la pittura, la creatività.

Come dovrebbe essere secondo te un’Università per potersi davvero definire accessibile a tutti?

Ci vuole apertura mentale, non solo parvenza. Un’apertura mentale che si esplichi nel concreto. Bisogna mettersi nei panni davvero di chi ha disagio, capire fino in fondo dove è il problema e come risolverlo, caso per caso. Fin quando però ogni intervento verrà effettuato solo per mostrare di averlo effettuato, fin quando la diversità sarà vista come l’inutile e il marginale la cui tutela non porta a nulla, fin quando la diversità sarà anzi vista come disturbo, imbarazzo, fastidio e finché farà “impressione”, fin quando rimarrà questa idea e non si comprenderà che la diversità è ricchezza per la società e porta ricchezza, nulla cambierà. Nulla cambia proprio perché ancora per troppi la diversità corrisponde solo con l’inutile, l’imbarazzante, il fastidioso e la paura.